Scopri come essere sempre al top nello sport

A chi non piacerebbe essere davvero Sempre al Top della propria forma nel momento della sfida sportiva? Dai, sarebbe davvero figo. Ma è possibile veramente? E poi cosa significa essere sempre al top? A livello fisico, al di là di infortuni e imprevisti, è difficile essere al meglio per tutta una stagione – andrebbe fatto un discorso specifico per ogni singolo sport- e infatti una delle attività più importanti da programmare in fase iniziale è quella di pianificare l’allenamento in relazione agli impegni e agli obiettivi specifici. Ecco perché sono importanti i calendari gare e un buon preparatore atletico che sappia il fatto suo.

Come puoi immaginare, esiste un’area del nostro allenamento che davvero può essere SEMPRE AL TOP, e che di conseguenza, può condizionare tutta la nostra prestazione.
Ti sto parlando della parte Mentale.
Hai mai sentito qualche notizia su atleti americani di alto livello che, accreditati di un possibile podio olimpico nella loro specialità, si trovano fuori dai Giochi perchè non riescono a qualificarsi durante i trials? Di certo la loro programmazione aveva come focus principale la gara olimpica, e quindi essere al 100% durante i trials non avrebbe comunque avuto senso… ma il risultato finale dimostra che qualche dettaglio è stato erroneamente tralasciato.

Forse proprio a livello mentale. Forse l’attenzione sulla gara futura li ha distolti dalle gare necessarie per qualificarsi. Forse hanno fatto il tipico errore di sentirsi già arrivati e di prendere sottogamba avversari magari inferiori a livello assoluto ma di certo più motivati e determinati per quello specifico evento, essendo per loro già un ottimo risultato l’eventuale qualificazione olimpica.

Forse.
Ma con i “forse” non si cambia il risultato finale. Magari sarebbe bastato correre al 70% delle proprie capacità, o non sottovalutare l’avversario e la gara… Quindi cosa può aiutarti a dare il 70% quando in realtà sei al 50-60% della tua forma? Da cosa arriva quella percentuale in più?

Focus. Determinazione. Concentrazione.
La capacità di accedere a quelle risorse mentali in grado di tirarti fuori dalle situazioni più difficili.
L’allenamento nel farlo al momento giusto.

Peccato che, in quelle occasioni, moltissime volte il classico commento post gara sia qualcosa tipo: sono crollato a livello mentale! peccato, perchè stavo bene…!
Ci si accorge spesso troppo tardi di quanto sia importante il giusto approccio. E poi, altrettanto spesso, viene dimenticato… Da Mental Coach, puoi immaginare che questa cosa mi salti particolarmente all’occhio.

Dopo il 100%, esiste il 110%.

Quando invece sei al massimo della forma?
Quando sei in quella finale tanto desiderata e per cui hai lottato tanto, cosa fa la differenza tra te i tuoi avversari?
Vince sempre il più forte?

Dirti che vince sempre il più forte sarebbe riduttivo.
Intanto dovremmo prima chiederci come definire chi sia “il più forte”, scegliere i parametri di valutazione.
Di certo, talento, tecnica e allenamento sono imprescindibili per poter fare la differenza; ma qual è il collante di tutto questo?
Cosa ti permette di usare tutto il tuo talento per arrivare ai risultati che desideri?
Cosa esalta la tua tecnica e fa sì che anche le tue risorse fisiche ti supportino?

La tua capacità di rendere la tua mente il tuo migliore alleato!

Pensaci.
Sai bene che è così.
Sai bene che nei tuoi migliori successi hai fatto la differenza grazie a caratteristiche che vanno ben oltre l’allenamento fisico!

Facciamo un altro esempio ancora.
Immaginati una finale di un torneo.
Può essere un torneo di pochi giorni o un Campionato Mondiale, non importa.
Per arrivare in finale è chiaro che i due atleti, o i due team, abbiano dovuto passare diverse partite impegnative a livello fisico.
Arrivati agli ultimi minuti della finale, magari al tie-break, nessuno si stupirebbe di trovare tutti molto stanchi, magari allo stremo delle loro forze, magari ad infilare errori tecnici che in altre situazioni sarebbero impossibili.

Cosa farà la differenza tra vincitore e sconfitto?

Probabilmente sarà uno scatto improvviso, una “volata”, magari un gesto tecnico fuori dal comune, o comunque qualcosa di imprevedibile: quando tutto sembrava perduto, quando le energie erano obiettivamente ed evidentemente finite, ecco quel finale decisivo, quell’exploit in zona Cesarini.
In qualche modo, il più delle volte senza saperlo spiegare, uno dei due contendenti riesce ad accedere a quella “riserva” di energia che improvvisamente regala lucidità e concentrazione a sufficienza per chiudere in modo vittorioso la battaglia.
Ecco che ancora una volta la mente e la sua capacità di farci tirare fuori il meglio da ognuno di noi fa la differenza: ecco arrivare quel tanto desiderato, e sbandierato, 110% di noi stessi!

A volte è davvero improvviso, inatteso.
La cosa fantastica è che si può ripetere, allenare, programmare.
Hai capito bene: la tua mente si può programmare!

Avere accesso al meglio di sé è davvero ciò che fa la differenza per i più grandi Campioni dello sport, e può fare la differenza anche per te, ogni giorno!

Non ci sono scorciatoie.
Non è magia.
Non ci sono pillole miracolose.

Solo sano, costante e ripetuto ALLENAMENTO.
E la giusta dose di STRUMENTI nella tua borsa.

Ecco quindi 3 strumenti di coaching che ogni sportivo di successo utilizza per potenziare le proprie prestazioni e che tutti noi possiamo sfruttare per affrontare al meglio i momenti più importanti della nostra giornata.

1 – COMUNICA A TE STESSO IN MODO EFFICACE.

Ognuno di noi ha dentro di sé una vocina.
Chi si prepara a una sfida, deve prestare attenzione a ciò che quella vocina dice.
Bisogna fare in modo che rappresenti un aiuto, un punto di forza.
Non deve diventare fonte di insicurezza e paura.
Le modalità con cui comunichiamo a noi stessi influiscono sulla nostra emotività, che determina lo stato d’animo con cui affrontiamo le situazioni.
Essere responsabili di questo aspetto e averne il controllo, è importantissimo.

2- UTILIZZA TECNICHE DI RILASSAMENTO E RESPIRAZIONE

Imparare a rilassarsi è utile per staccare la spina e per iniziare a respirare consapevolmente meglio.
Il rilassamento porta benefici alla concentrazione e aiuta a recuperare energie fisiche e mentali.
Questa tecnica permette di lasciare andare preoccupazioni, pensieri, tensioni.
Ci insegna a restare nel qui e ora, dove c’è già tutto ciò che ci serve sapere: questa è la credenza che unisce tutti gli Sport Coach Ekis.
Come fare:

  • Dedicati qualche minuto.
  • Ascolta una musica che ti piace in sottofondo.
  • Mettiti comodo e respira profondamente.
  • A occhi chiusi, comincia a concentrarti sul tuo respiro.
  • Respira con l’addome.
  • Ogni volta che inspiri, immagina di portare dentro di te tranquillità e serenità.
  • Ogni volta che espiri lungamente, liberati da stanchezza e ansie.
  • Pensa a un’onda di relax che dalla testa ai piedi rilassa ogni tuo muscolo.
  • Vai avanti per cinque minuti.

3 – CREA UN’ANTICIPAZIONE MENTALE DEL TUO SUCCESSO.

Molte persone, sportivi e non solo, hanno conquistato traguardi importanti grazie all’anticipazione mentale del proprio successo.
Anticipare mentalmente il successo vuol dire visualizzare nel dettaglio le immagini della propria sfida: sportiva o personale che sia.
Significa vedere se stessi al meglio di sé, nella situazione da affrontare, come se stesse avvenendo in quel preciso momento.
Visualizzare è più che “pensare”, perché il linguaggio della nostra mente sono proprio le immagini.
In questa attività è coinvolto ogni senso e più è ricca di dettagli, più diventa efficace: il nostro cervello non distingue tra ciò che è vividamente immaginato da ciò che è reale.
Più si è dettagliati nella visualizzazione, più si riesce a condizionare la mente e a prepararla a quell’esperienza.
Applicando queste semplici ma efficaci strategie alla tua attività sportiva, professionale e alla tua vita privata sono certo che otterrai fantastici risultati.

Fognini 2019 Montecarlo

Fognini ha tenuto il cervello in ON

Abbiamo appena finito di festeggiare, anzi lo stiamo ancora facendo, la vittoria di Fabio Fognini al torneo di Montecarlo il suo primo titolo Master 1000, e il primo in assoluto per un italiano, che lo riporta a ridosso della Top 100 mondiale.
La vittoria di Fabio ha giustamente offuscato analisi e considerazioni su tante altre partite interessanti ma chi le ha viste, in particolare le due semifinali, ha potuto osservare la tipica situazione di quando il cervello di un’atleta si spegne.
Fortunatamente non è stato il caso di Fabio, che in questa occasione ha invece dimostrato una grande tenuta mentale, recuperando la prima partita con Rublev e soprattutto vincendo contro Nadal.

Che cosa intendo quindi? Guardo sempre lo sport con il doppio occhiale dell’appassionato, soprattutto di tennis, e dell’addetto ai lavori.

Le semifinali a Montecarlo

Sabato nella prima semifinale il giovane russo Danii Medvedev vinceva comodamente nel primo set 5-1 contro il meno quotato serbo Dusan Lajovic e sembrava destinato ad una facile vittoria, come da pronostici. Invece si “spegne” all’improvviso, perde 10 giochi di fila e soprattutto perde la partita 7-5 6-1 tra lo stupore generale.

Tutti noi attendevamo la seconda semifinale, dove il nostro Fognini aveva un pronostico quantomeno difficile contro il re della terra battuta, Rafa Nadal.
In effetti, nonostante un Fognini in ottima forma, Nadal si porta avanti sul 3-1 ma quando sembra di poter allungare, si “spegne” anche lui, consentendo a Fabio di vincere il primo set 6-4 e di andare addirittura sul 5 a 0 nel secondo. Solo la rabbia di un campione come Nadal evita il cappotto, ma restano gli otto giochi di fila persi, come l’accesso alla finale.

La bibliografia sportiva è ricca di episodi di questo tipo in tutte le discipline e da appassionati di sport dobbiamo essere contenti, perché vediamo risultati inaspettati, rispetto a quelli pronosticati, o gare più emozionanti di quello che dovrebbero essere.
Ti è mai capitato qualcosa del genere facendo sport? Oppure ricordi qualche altra gara o partita con una situazione simile?

Cosa succede in questi casi?

Come Mental Coach in queste situazioni mi viene chiesto: che succede in quel momento ad un atleta? Perché il cervello si spegne così? E come non si riesce a riattivarlo?
La prima motivazione sono i fattori esterni, un cambiamento nel campo di gara, l’atteggiamento dell’avversario o qualsiasi fattore non dipendente da noi.
Tornando al torneo di Montecarlo, nella prima semifinale Medvedev in quel momento si è infastidito per il forte vento, che già c’era, e probabilmente ha iniziato una partita contro il vento piuttosto che contro l’avversario.
La seconda motivazione sono i fattori interni, il nostro stato d’animo, i nostri pensieri, in parte il nostro stato fisico. Nella semifinale con Fognini, Nadal potrebbe aver iniziato un dialogo interno depotenziante sulla sua condizione fisica, su come Fabio lo abbia messo in difficoltà in passato e così via. Ovviamente sono ipotesi.

In realtà per un Mental Coach questa differenza tra fattori esterni e fattori interni è parziale, perché siamo comunque noi a dover accettare e gestire anche un cambiamento esterno, reagendo nel modo più utile.
Quindi, cosa possiamo fare? Partiamo dal presupposto che il Coaching e l’allenamento mentale ha come finalità l’evitare situazioni di OFF.
È anche vero che abbiamo visto episodi simili anche dai migliori giocatori del mondo, dalle migliori squadre o da persone che normalmente hanno performance eccezionali.

Cosa puoi fare tu

Affrontiamo la situazione allora! Sappi che ci sono tecniche di allenamento mentale che ti possono aiutare ad anticipare o risolvere la situazione, intanto vediamo qualche suggerimento rapido.

Innanzitutto, respira il più possibile lentamente.
Può sembrare banale, ma quando il cervello va in OFF tutto sembra accadere più velocemente e come una valanga che viene giù e smetti di respirare.
Domenica 7 aprile io e altri 20 Mental Coach Ekis eravamo sul percorso della Maratona di Milano e notavamo come al 30simo km i runner in difficoltà peggioravano la situazione non respirando correttamente, anzi non respirando affatto.
Invece aiuta il tuo cervello a recuperare risorse e ad avere il tempo di pensare ad una soluzione.

Il secondo passo è: riparti da ciò che sai fare bene.
Probabilmente avrai letto uno dei mantra della crescita personale, la famosa frase di Einstein “Follia è fare sempre la stessa cosa e aspettarsi risultati diversi” e che quindi se quello che stai facendo non funziona, devi fare qualcosa di diverso.
Vero e corretto, ma qui sei in emergenza, il tuo cervello non ha nemmeno la forza di pensare ad un’alternativa, quindi aiutalo, fai le poche cose che ti riescono bene e che lui fa in automatico, è probabile che ne avrai dei benefici e questo innescherà anche un circolo virtuoso di fiducia nella possibilità di riprendere il comando.

Infine, fraziona l’obiettivo in micro-obiettivi.
Pensa alla situazione: magari stai vincendo, o stai facendo qualcosa di molto buono, va tutto come avevi immaginato che andasse. Velocemente il tuo cervello smette di lavorare per te, la situazione cambia e tutto sembra travolgerti. Penserai a cosa sta succedendo, all’occasione persa, a quanto dovrai faticare per rimettere tutto apposto. E lì molto probabilmente il tuo cervello abbandonerà definitivamente, invece pensa solo al passo successivo, fissa un micro-obiettivo da raggiungere e punta solo a quello.

Crescere con la mente per la Serie A

Di alcuni sport percepisci le peculiarità solo quando li vedi dal vivo, come l’hockey su pista: movimenti veloci, pallina piccola, poco spazio per passaggi e tiri. Ed è qui, che ancora una volta, oltre alle doti fisiche e tecniche scendono in campo quelle mentali per essere al meglio durante gli allenamenti e le gare.

Lo sa bene Diego, 24 anni, giocatore di hockey su pista che ha messo i pattini per la prima volta a quattro anni. Quando lo abbiamo incontrato ci ha detto “Sono cresciuto tecnicamente, ho ottime capacità atletiche, mi rendo conto che per il salto di qualità devo crescere mentalmente”.

Gli abbiamo chiesto di approfondire con noi questo passaggio della sua carriera.

Quanto conta per te l‘aspetto mentale quando sei in campo?
Per me la testa conta molto, un buon 60-70% sulla prestazione. Nella mia carriera ho potuto provare momenti di massimo equilibrio tra mente e corpo con risultato favolosi, ma anche momenti di “disallineamento”: magari ero al massimo fisicamente e tecnicamente ma non riuscivo a rendere come volevo per una qualsiasi condizione mentale negativa, quelle che tutti chiamano ansia prestazione, paura, troppa pressione, o altro.

Quando hai capito che la testa fa la differenza?
All’età di 15 anni già ero un buon prospetto e avevo molti impegni: giocavo già in seconda categoria Under 17, con i più grandi dell’Under 20 e mi allenavo anche con la Serie B.
Se nella mia categoria ero in giocatore di fascia media/alta quando salivo nelle altre categorie ero molto svantaggiato soprattutto per la differenza di prestazioni fisiche tra me, ragazzo di 15 anni, i ragazzi di 18/19 o gli adulti della prima squadra.
Non mi sono mai scoraggiato e ho sempre pensato che se lo avessi voluto, avrei potuto giocare contro chiunque: mi sono iniziato a dire che ero bravo e forte quanto loro e in questo modo sono riuscito a far cose ben sopra a quello che era il mio livello, giocandomela quasi alla pari.

Quali sono le differenze che hai notato da quando lavori con un Mental Coach?
Prima facevo già alcune cose istintivamente, ora sono strutturate, abbiamo analizzato e individuato le mie abitudini e le azioni che posso fare per crescere ulteriormente.
Poi da quando lavoro con la mia Mental Coach Martina Carraro ho iniziato ad investire molto più tempo ad osservarmi ed ascoltarmi in modo utile e costruttivo.
Sostanzialmente per ora ho imparato a parlarmi meglio, ho scoperto, affrontato e superato dei limiti che non credevo di avere e che inconsciamente mi impedivano di ottenere dei risultati.
Sto imparando ad incanalare la mia energia in modo utile alla mia prestazione per essere sempre al top, e soprattutto stiamo lavorando per ottenere una prestazione costante per tutto il campionato.
In più ci stiamo allenando per arrivare preparati al mio obbiettivo personale, la Serie A.