Fognini 2019 Montecarlo

Fognini ha tenuto il cervello in ON

Abbiamo appena finito di festeggiare, anzi lo stiamo ancora facendo, la vittoria di Fabio Fognini al torneo di Montecarlo il suo primo titolo Master 1000, e il primo in assoluto per un italiano, che lo riporta a ridosso della Top 100 mondiale.
La vittoria di Fabio ha giustamente offuscato analisi e considerazioni su tante altre partite interessanti ma chi le ha viste, in particolare le due semifinali, ha potuto osservare la tipica situazione di quando il cervello di un’atleta si spegne.
Fortunatamente non è stato il caso di Fabio, che in questa occasione ha invece dimostrato una grande tenuta mentale, recuperando la prima partita con Rublev e soprattutto vincendo contro Nadal.

Che cosa intendo quindi? Guardo sempre lo sport con il doppio occhiale dell’appassionato, soprattutto di tennis, e dell’addetto ai lavori.

Le semifinali a Montecarlo

Sabato nella prima semifinale il giovane russo Danii Medvedev vinceva comodamente nel primo set 5-1 contro il meno quotato serbo Dusan Lajovic e sembrava destinato ad una facile vittoria, come da pronostici. Invece si “spegne” all’improvviso, perde 10 giochi di fila e soprattutto perde la partita 7-5 6-1 tra lo stupore generale.

Tutti noi attendevamo la seconda semifinale, dove il nostro Fognini aveva un pronostico quantomeno difficile contro il re della terra battuta, Rafa Nadal.
In effetti, nonostante un Fognini in ottima forma, Nadal si porta avanti sul 3-1 ma quando sembra di poter allungare, si “spegne” anche lui, consentendo a Fabio di vincere il primo set 6-4 e di andare addirittura sul 5 a 0 nel secondo. Solo la rabbia di un campione come Nadal evita il cappotto, ma restano gli otto giochi di fila persi, come l’accesso alla finale.

La bibliografia sportiva è ricca di episodi di questo tipo in tutte le discipline e da appassionati di sport dobbiamo essere contenti, perché vediamo risultati inaspettati, rispetto a quelli pronosticati, o gare più emozionanti di quello che dovrebbero essere.
Ti è mai capitato qualcosa del genere facendo sport? Oppure ricordi qualche altra gara o partita con una situazione simile?

Cosa succede in questi casi?

Come Mental Coach in queste situazioni mi viene chiesto: che succede in quel momento ad un atleta? Perché il cervello si spegne così? E come non si riesce a riattivarlo?
La prima motivazione sono i fattori esterni, un cambiamento nel campo di gara, l’atteggiamento dell’avversario o qualsiasi fattore non dipendente da noi.
Tornando al torneo di Montecarlo, nella prima semifinale Medvedev in quel momento si è infastidito per il forte vento, che già c’era, e probabilmente ha iniziato una partita contro il vento piuttosto che contro l’avversario.
La seconda motivazione sono i fattori interni, il nostro stato d’animo, i nostri pensieri, in parte il nostro stato fisico. Nella semifinale con Fognini, Nadal potrebbe aver iniziato un dialogo interno depotenziante sulla sua condizione fisica, su come Fabio lo abbia messo in difficoltà in passato e così via. Ovviamente sono ipotesi.

In realtà per un Mental Coach questa differenza tra fattori esterni e fattori interni è parziale, perché siamo comunque noi a dover accettare e gestire anche un cambiamento esterno, reagendo nel modo più utile.
Quindi, cosa possiamo fare? Partiamo dal presupposto che il Coaching e l’allenamento mentale ha come finalità l’evitare situazioni di OFF.
È anche vero che abbiamo visto episodi simili anche dai migliori giocatori del mondo, dalle migliori squadre o da persone che normalmente hanno performance eccezionali.

Cosa puoi fare tu

Affrontiamo la situazione allora! Sappi che ci sono tecniche di allenamento mentale che ti possono aiutare ad anticipare o risolvere la situazione, intanto vediamo qualche suggerimento rapido.

Innanzitutto, respira il più possibile lentamente.
Può sembrare banale, ma quando il cervello va in OFF tutto sembra accadere più velocemente e come una valanga che viene giù e smetti di respirare.
Domenica 7 aprile io e altri 20 Mental Coach Ekis eravamo sul percorso della Maratona di Milano e notavamo come al 30simo km i runner in difficoltà peggioravano la situazione non respirando correttamente, anzi non respirando affatto.
Invece aiuta il tuo cervello a recuperare risorse e ad avere il tempo di pensare ad una soluzione.

Il secondo passo è: riparti da ciò che sai fare bene.
Probabilmente avrai letto uno dei mantra della crescita personale, la famosa frase di Einstein “Follia è fare sempre la stessa cosa e aspettarsi risultati diversi” e che quindi se quello che stai facendo non funziona, devi fare qualcosa di diverso.
Vero e corretto, ma qui sei in emergenza, il tuo cervello non ha nemmeno la forza di pensare ad un’alternativa, quindi aiutalo, fai le poche cose che ti riescono bene e che lui fa in automatico, è probabile che ne avrai dei benefici e questo innescherà anche un circolo virtuoso di fiducia nella possibilità di riprendere il comando.

Infine, fraziona l’obiettivo in micro-obiettivi.
Pensa alla situazione: magari stai vincendo, o stai facendo qualcosa di molto buono, va tutto come avevi immaginato che andasse. Velocemente il tuo cervello smette di lavorare per te, la situazione cambia e tutto sembra travolgerti. Penserai a cosa sta succedendo, all’occasione persa, a quanto dovrai faticare per rimettere tutto apposto. E lì molto probabilmente il tuo cervello abbandonerà definitivamente, invece pensa solo al passo successivo, fissa un micro-obiettivo da raggiungere e punta solo a quello.

Crescere con la mente per la Serie A

Di alcuni sport percepisci le peculiarità solo quando li vedi dal vivo, come l’hockey su pista: movimenti veloci, pallina piccola, poco spazio per passaggi e tiri. Ed è qui, che ancora una volta, oltre alle doti fisiche e tecniche scendono in campo quelle mentali per essere al meglio durante gli allenamenti e le gare.

Lo sa bene Diego, 24 anni, giocatore di hockey su pista che ha messo i pattini per la prima volta a quattro anni. Quando lo abbiamo incontrato ci ha detto “Sono cresciuto tecnicamente, ho ottime capacità atletiche, mi rendo conto che per il salto di qualità devo crescere mentalmente”.

Gli abbiamo chiesto di approfondire con noi questo passaggio della sua carriera.

Quanto conta per te l‘aspetto mentale quando sei in campo?
Per me la testa conta molto, un buon 60-70% sulla prestazione. Nella mia carriera ho potuto provare momenti di massimo equilibrio tra mente e corpo con risultato favolosi, ma anche momenti di “disallineamento”: magari ero al massimo fisicamente e tecnicamente ma non riuscivo a rendere come volevo per una qualsiasi condizione mentale negativa, quelle che tutti chiamano ansia prestazione, paura, troppa pressione, o altro.

Quando hai capito che la testa fa la differenza?
All’età di 15 anni già ero un buon prospetto e avevo molti impegni: giocavo già in seconda categoria Under 17, con i più grandi dell’Under 20 e mi allenavo anche con la Serie B.
Se nella mia categoria ero in giocatore di fascia media/alta quando salivo nelle altre categorie ero molto svantaggiato soprattutto per la differenza di prestazioni fisiche tra me, ragazzo di 15 anni, i ragazzi di 18/19 o gli adulti della prima squadra.
Non mi sono mai scoraggiato e ho sempre pensato che se lo avessi voluto, avrei potuto giocare contro chiunque: mi sono iniziato a dire che ero bravo e forte quanto loro e in questo modo sono riuscito a far cose ben sopra a quello che era il mio livello, giocandomela quasi alla pari.

Quali sono le differenze che hai notato da quando lavori con un Mental Coach?
Prima facevo già alcune cose istintivamente, ora sono strutturate, abbiamo analizzato e individuato le mie abitudini e le azioni che posso fare per crescere ulteriormente.
Poi da quando lavoro con la mia Mental Coach Martina Carraro ho iniziato ad investire molto più tempo ad osservarmi ed ascoltarmi in modo utile e costruttivo.
Sostanzialmente per ora ho imparato a parlarmi meglio, ho scoperto, affrontato e superato dei limiti che non credevo di avere e che inconsciamente mi impedivano di ottenere dei risultati.
Sto imparando ad incanalare la mia energia in modo utile alla mia prestazione per essere sempre al top, e soprattutto stiamo lavorando per ottenere una prestazione costante per tutto il campionato.
In più ci stiamo allenando per arrivare preparati al mio obbiettivo personale, la Serie A.