Articoli

Crescere con la mente per la Serie A

Di alcuni sport percepisci le peculiarità solo quando li vedi dal vivo, come l’hockey su pista: movimenti veloci, pallina piccola, poco spazio per passaggi e tiri. Ed è qui, che ancora una volta, oltre alle doti fisiche e tecniche scendono in campo quelle mentali per essere al meglio durante gli allenamenti e le gare.

Lo sa bene Diego, 24 anni, giocatore di hockey su pista che ha messo i pattini per la prima volta a quattro anni. Quando lo abbiamo incontrato ci ha detto “Sono cresciuto tecnicamente, ho ottime capacità atletiche, mi rendo conto che per il salto di qualità devo crescere mentalmente”.

Gli abbiamo chiesto di approfondire con noi questo passaggio della sua carriera.

Quanto conta per te l‘aspetto mentale quando sei in campo?
Per me la testa conta molto, un buon 60-70% sulla prestazione. Nella mia carriera ho potuto provare momenti di massimo equilibrio tra mente e corpo con risultato favolosi, ma anche momenti di “disallineamento”: magari ero al massimo fisicamente e tecnicamente ma non riuscivo a rendere come volevo per una qualsiasi condizione mentale negativa, quelle che tutti chiamano ansia prestazione, paura, troppa pressione, o altro.

Quando hai capito che la testa fa la differenza?
All’età di 15 anni già ero un buon prospetto e avevo molti impegni: giocavo già in seconda categoria Under 17, con i più grandi dell’Under 20 e mi allenavo anche con la Serie B.
Se nella mia categoria ero in giocatore di fascia media/alta quando salivo nelle altre categorie ero molto svantaggiato soprattutto per la differenza di prestazioni fisiche tra me, ragazzo di 15 anni, i ragazzi di 18/19 o gli adulti della prima squadra.
Non mi sono mai scoraggiato e ho sempre pensato che se lo avessi voluto, avrei potuto giocare contro chiunque: mi sono iniziato a dire che ero bravo e forte quanto loro e in questo modo sono riuscito a far cose ben sopra a quello che era il mio livello, giocandomela quasi alla pari.

Quali sono le differenze che hai notato da quando lavori con un Mental Coach?
Prima facevo già alcune cose istintivamente, ora sono strutturate, abbiamo analizzato e individuato le mie abitudini e le azioni che posso fare per crescere ulteriormente.
Poi da quando lavoro con la mia Mental Coach Martina Carraro ho iniziato ad investire molto più tempo ad osservarmi ed ascoltarmi in modo utile e costruttivo.
Sostanzialmente per ora ho imparato a parlarmi meglio, ho scoperto, affrontato e superato dei limiti che non credevo di avere e che inconsciamente mi impedivano di ottenere dei risultati.
Sto imparando ad incanalare la mia energia in modo utile alla mia prestazione per essere sempre al top, e soprattutto stiamo lavorando per ottenere una prestazione costante per tutto il campionato.
In più ci stiamo allenando per arrivare preparati al mio obbiettivo personale, la Serie A.